Sakimaru Takohiki: 20 mesi di attesa per una lama fuori dall’ordinario

Ci sono coltelli che ordini, aspetti qualche giorno e arrivano.
E poi ci sono coltelli che devi avere la pazienza di aspettare.
Per questo Sakimaru Takohiki abbiamo atteso circa 20 mesi.
Quasi due anni per vedere finalmente arrivare dal Giappone una lama che, appena estratta dalla sua confezione, fa capire immediatamente perché non poteva essere un coltello come gli altri.
390 millimetri di lama. 455 grammi. Una punta che ricorda quella di una katana.
E una storia che nasce a Sakai, uno dei luoghi simbolo della coltelleria tradizionale giapponese.
Sakimaru Takohiki: quando un coltello ricorda una spada
È probabilmente la prima cosa che si nota guardandolo.
La punta.
Il profilo Sakimaru abbandona la classica terminazione squadrata del Takohiki per assumere una forma arrotondata, elegante e aggressiva allo stesso tempo.
Una geometria che inevitabilmente richiama alla mente le forme delle tradizionali spade giapponesi.
Su una lama da 39 centimetri, l’effetto è ancora più impressionante.
Ma sarebbe un errore considerarla soltanto una scelta estetica.
Dietro questa forma c’è la tradizione dei lunghi coltelli giapponesi dedicati alla lavorazione del pesce, dove precisione, controllo e continuità del movimento sono fondamentali.
Una lama così lunga permette infatti di effettuare un taglio ampio e continuo, evitando il più possibile movimenti avanti e indietro.
Un gesto pulito.
Un solo movimento.
Esattamente quello che si ricerca nella preparazione professionale del pesce e del sashimi.
Da Sakai, dopo circa 20 mesi
Questo esemplare è realizzato artigianalmente in Giappone da Yamawaki Yoshihiro, a Sakai.
E per averlo abbiamo dovuto aspettare circa 20 mesi.
Oggi siamo abituati ad avere tutto immediatamente. Ordiniamo qualcosa e iniziamo quasi subito a controllare quando verrà spedito.
La coltelleria artigianale giapponese, soprattutto quando si arriva a determinate lavorazioni, segue ancora un’altra filosofia.
Ci vuole tempo.
Tempo per produrre, lavorare, rifinire e completare una lama.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che rende affascinanti oggetti come questo Sakimaru.
Non tutto ciò che vale deve necessariamente essere disponibile subito.
A volte bisogna saper aspettare.
Aogami Super e Suminagashi
Sotto un’estetica così importante serviva necessariamente una sostanza all’altezza.
Il tagliente è realizzato in Aogami Super, conosciuto anche come Blue Super Steel, uno degli acciai al carbonio giapponesi maggiormente apprezzati dagli estimatori delle lame ad alte prestazioni.
È un acciaio capace di raggiungere un filo estremamente fine e aggressivo e di offrire un’eccellente tenuta del tagliente.
Ma basta guardare la lama per capire che l’acciaio non è stato scelto soltanto per le sue prestazioni.
La superficie presenta infatti una spettacolare lavorazione Suminagashi.
Il nome richiama l’antica arte giapponese dell’“inchiostro fluttuante”: linee che sembrano muoversi e rincorrersi creando motivi sempre differenti.
Trasportato sull’acciaio attraverso la stratificazione, questo effetto dona alla lama il caratteristico aspetto damascato.
E quando la superficie a disposizione è quella di una lama lunga 390 millimetri, il Suminagashi diventa parte integrante della personalità del coltello.
Non esistono due disegni perfettamente identici.
Ed è proprio nell’imperfezione controllata dell’artigianato che ogni pezzo trova la propria identità.
Un manico che non poteva essere normale
Una lama del genere meritava qualcosa di altrettanto particolare.
Il manico Wa ottagonale è realizzato in radica di melo cotogno, un legno capace di offrire venature profonde e naturalmente irripetibili.
A questo vengono abbinati fibra, nickel e corno di bufalo.
Tradizione e materiali contemporanei convivono nello stesso manico senza snaturare l’identità del coltello.
Il risultato completa una lama che pesa complessivamente 455 grammi e che, già soltanto impugnata, comunica immediatamente di appartenere a una categoria diversa dal normale coltello da cucina.
Solo per professionisti?
Un Sakimaru Takohiki da 390 mm nasce inevitabilmente come strumento specialistico.
La lunghezza della lama, la geometria e la tipologia stessa del coltello trovano il loro ambiente naturale nelle mani di chi lavora professionalmente il pesce e ricerca precisione e continuità nel taglio.
Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui.
Perché esistono coltelli che vengono acquistati esclusivamente per lavorare ed esistono lame capaci di suscitare qualcosa anche in chi semplicemente ama profondamente la coltelleria giapponese.
Questo Sakimaru appartiene a entrambe le categorie.
Può essere uno straordinario strumento nelle mani di un professionista, ma anche un pezzo importante per l’amatore, il collezionista o l’estimatore che conosce e apprezza ciò che rappresenta.
Perché non bisogna necessariamente essere uno chef per comprendere la bellezza di una lama realizzata in questo modo.
Certe lame non si comprano soltanto. Si aspettano.
Forse è proprio questa la frase che racconta meglio questo Sakimaru Takohiki.
20 mesi di attesa.
390 millimetri di lama.
455 grammi.
Aogami Super, Suminagashi, radica di melo cotogno, carbonio, nickel e corno di bufalo.
Una punta che, appena la guardi, porta inevitabilmente il pensiero verso una katana.
E dietro tutto questo, Sakai e la sua tradizione nella produzione artigianale delle lame.
In un mondo nel quale siamo sempre meno disposti ad aspettare, esistono ancora oggetti per i quali vale la pena farlo.
Questo è uno di quelli.
Perché certe lame giapponesi non si comprano soltanto: si aspettano.